[In questa immagine potete vedere alla vostra sinistra M.torquata ugandensis e alla destra M.poliphemus confluens]
Mecynorrina torquata ugandensis è uno scarabeo africano appartenente alla sottofamiglia dei Cetoniinae e alla tribù dei Goliathini. É una delle specie di maggiori dimensioni e dalla maggior variabilità cromatica in allevamento, ciò l’ha resa molto popolare e allevata anche in Europa.
Difficoltà di allevamento: adatta ai principianti
Dimensioni: maschi dai 50 agli 80 mm, femmine tra i 50 e i 60 mm
Tempo da uovo a pupa: tra gli 8 e i 10 mesi
Tempo in pupa: ~2 mesi (consigliato mantenere un’umidità bassa)
Durata vita da adulti: 3-5 mesi se lasciati insieme ad altri esemplari ad accoppiare e interagire, fino a nove mesi se mantenuti separati e controllati
Gestione adulti e box
La gestione degli adulti è relativamente semplice, come nella maggior parte dei grandi scarabei è sconsigliato tenere più maschi insieme in quanto il loro atteggiamento territoriale potrebbe portarli a danneggiarsi tra di loro, mentre si possono tranquillamente tenere più femmine insieme.
Il box dovrebbe essere almeno 30cm x 15cm x 20cm di altezza e dovrà avere almeno una quindicina di centimetri di substrato composto da Flakesoil o semplicemente foglie, torba e legna marcescente di quercia o faggio, utili alla deposizione delle uova.
Questo substrato andrà tenuto umido ma mai zuppo, in modo tale che, stringendo nel pugno un po’ di substrato, questo si compatti senza sgocciolare.
È sempre importante posizionare rami e cortecce al di sopra del substrato, così da garantire degli appigli agli scarabei in caso di ribaltamento.
Gli adulti andranno alimentati con Beetle jelly (industriale o fatta in casa) o frutta molto matura (da preferire la banana), quotidianamente o a giorni alterni.
La jelly è sicuramente la scelta migliore, personalmente me la “cucino” in casa e oltre a non maleodorare e durare più della frutta, ho notato un aumento significativo del numero di uova deposto dalle femmine e della durata della vita degli adulti.

Riproduzione
Per quanto riguarda l’accoppiamento, questo non tarderà ad avvenire se gli esemplari sono attivi. I maschi di questa specie non sono particolarmente aggressivi nei confronti delle femmine e non ho mai assistito a comportamenti violenti o che causassero danni alle femmine. Queste ultime, al contrario, quando in ovulazione potrebbero essere un po’ difensive nei confronti dei maschi, arrivando a rompere qualche tarso, nel caso in cui l’esemplare non sia più giovanissimo.
Per ovviare a questo problema, consiglio di unire la coppia per una settimana, farli accoppiare più volte e infine separare il maschio.

Magari dopo un mese o due, controllando l’eventuale presenza di uova, si potranno riunire, per poi separarli nuovamente.
Questa non è una regola, molti allevatori li mettono insieme e li lasciano insieme, tuttavia è bene ricordare che questi animali hanno un’aspettativa di vita molto bassa in stadio adulto e qualunque sforzo eccessivo può accorciarla ulteriormente.
Se tenuti insieme generalmente non superano i quattro mesi, mentre separandoli ho avuto maschi che sono vissuti anche per nove mesi pieni di attività, molto sopra la media della specie.
Raccolta delle uova e delle larve
Passato un mese dal primo accoppiamento, o comunque dall’unione della coppia, si può procedere con la raccolta delle uova.
Questa è una pratica piuttosto delicata che però consente, se fatta con attenzione, di ottenere il massimo numero di larve, in quanto la rimozione delle uova appena deposte impedisce alla femmina di danneggiarle e diminuisce i possibili casi di cannibalismo che in questa specie, per quanto sporadici, possono comunque avvenire.
Si potrà procedere in 3 principali metodi:
- Raccolta delle uova: procedere con estrema cautela, controllando tutto il substrato alla ricerca delle ovette bianche.

Quando trovate vanno posizionate in un’incubatrice, ovvero una scatola con substrato umido pressato e dei piccoli incavi in cui posizionare ogni uovo. il tutto andrà poi coperto da del substrato solo leggermente compattato, non premuto per non danneggiare le uova.
Dopodiché si può tranquillamente aspettare fino a quando non saranno visibili le larvette muoversi sui bordi del substrato in quanto, come dicevo, in questa specie il cannibalismo è un evento molto raro e capita solo tra larve di dimensioni molto diverse. Se le uova sono state tutte deposte nello stesso mese le larve saranno di dimensioni molto simili.
- Raccolta a larve già schiuse: La via più semplice, ma meno redditizia in termini di quantità di esemplari è quella di attendere più tempo fino a quando non si vedranno le larvette nel substrato, a quel punto sarete sicuri che almeno le prime uova si saranno schiuse (potrebbe comunque rimanerne qualcuna, quindi l’incubatrice potrebbe tornare utile).
- Raccolta delle larve cresciute nel box: L’ultimo metodo è quello di lasciare stare completamente il substrato fino a quando gli adulti muoiono
In questo modo troverete delle larve già formate e ormai resistenti, e potrete cercarle senza stare troppo delicati.
naturalmente, in questo modo il numero delle larve ottenute sarà ancora minore.
Gestione delle larve
Mentre in Dynastinae e Lucanidae la fase larvale richiede substrati specifici molto nutrienti, nel genere Mecynorrhina si possono ottenere buoni esemplari anche con torba e materiale organico come foglie tritate e legna marcia di quercia o faggio. Questo rende il loro allevamento più semplice e accessibile per chi non può autoprodursi o comprare il Flakesoil.
Le larve degli scarabeidi hanno tre stadi
- L1 da uovo alla prima muta
- L2 dalla prima muta alla seconda muta
- L3 dalla seconda muta alla pupa
È facile capire quale sia lo stadio della larva in questione guardando le dimensioni della testa, unica parte veramente rigida della larva e che quindi cambia di dimensione solo con la muta. Lo stesso non si può dire per il sessaggio in questo stadio, sarà, infatti, importante osservare l’organo di Herold, presente solo nei maschi.
Nello stadio L1 è generalmente assente, dall’L2 in poi è piuttosto visibile in questa specie.

Queste due immagini mostrano la differenza


Da notare come nel maschio si tratta proprio di una sporgenza chitinosa mentre nelle femmine è completamente assente, prestare attenzione alla disposizione della peluria che a un primo sguardo può trarre in inganno
Parliamo ora dello spazio necessario all’allevamento degli esemplari. Mentre da L1 il loro bisogno di spazio non è poi granché, crescendo di dimensioni aumenterà anche la quantità di substrato necessaria a sostenterle.
In generale, io consiglio un quantitativo di substrato (Flakesoil, torba o legna marcia che sia) di 1l per le femmine, e almeno 2l per i maschi.
Separarli consente, oltre che un migliore monitoraggio, anche il raggiungimento di taglie maggiori.
Naturalmente, quando si vedrà una maggioranza di pellet fecali rispetto al substrato, sarà ora di effettuare un cambio, ma le dimensioni del contenitore possono rimanere invariate e portare tranquillamente alla pupa anche grandi esemplari.
Come detto precedentemente, è bene stare molto attenti a non posizionare larve di dimensioni troppo diverse nello stesso contenitore, anche se è presente una buona quantità di substrato. Queste larve sono infatti detritivore, ma all’occasione non disdegnano una buona quantità di proteine. Sulla base di quanto detto arriviamo al prossimo punto:
Come accade in molti Goliathini, anche in Mecynorrhina torquata ugandensis, per ottenere maschi di grandi dimensioni, possono essere somministrate delle integrazioni proteiche al substrato.

Questi in foto sono due fratelli, a destra un maschio al quale non ho somministrato proteine in fase larvale, a sinistra un maschio che le ha ricevute.
I risultati non sono sempre così eccelsi, considerando che questo maschio è tuttora il mio record arrivando a ben 75 mm, tuttavia è certamente un modo per alzare le dimensioni e ottenere esemplari più maestosi oltre che sani.
Delle buone fonti proteiche sono: crocchette per cani o per gatti e gammarus essiccati (i classici gamberetti secchi per tartarughe d’acqua).
Personalmente, prediligo i secondi in quanto ammuffiscono meno facilmente
Il mio consiglio è di mettere mezzo cucchiaino da caffè a settimana di gammarus sulla cima del substrato di una larva maschile in stadio L2 (le femmine non ne hanno bisogno, li accetteranno ma non ho mai notato grandi cambiamenti in termini di dimensioni) o un intero cucchiaino a settimana quando in stadio L3.
A volte può capitare che non vengano mangiati, in questo caso andranno rimossi dopo 24/48 ore per evitare la proliferazione di muffe o acari.
I Gammarus posizionati al di sopra del substrato, si possono notare i precedenti tunnel scavati dalla larva per mangiare la precedente porzione di proteine.

Gestione della pupa
Essendo Cetoniini quando è tempo di impuparsi, questi coleotteri, costruiscono delle rigide cellette pupali nella quale svolgere la metamorfosi.
I principali segnali da notare per capire se la larva sta per impuparsi sono l’inappetenza per i gamberetti e la “scomparsa” dell’esemplare da diverso tempo sui bordi della scatola. In questi casi è bene controllare (con delicatezza sempre) se è stata fatta la cella pupale.
Sarà individuabile un grosso grumo di terra superficialmente removibile con le mani. Superato il primo strato se ne incontrerà uno pù duro e rigido a forma di “uovo”, a questo punto è meglio non andare oltre e posizionare l’intera cella pupale in una scatola forata appoggiata su un pochino di substrato umido.

La scatola in cui tengo le pupe, come ho detto il coperchio serve per assicurare un minimo di umidità, ma è molto meglio lasciare che si secchino un po’ piuttosto che bagnarle troppo
Da quando si trova la cella pupale consiglio di aspettare almeno un mese prima di praticare un foro in essa, può sembrare tanto ma sono animali che si prendono davvero il loro tempo.
A questo punto, con estrema cautela, per non danneggiare la pupa, è possibile fare un piccolo foro per vedere a che punto dello sviluppo è l’animale.
Quando si nota che l’adulto è finalmente emerso, questo dovrà affrontare un periodo di diapausa, ovvero di inattività durante la quale viene indurito l’esoscheletro e l’organismo viene preparato per la riproduzione e la vita in questa nuova forma.



Anche in questo caso, è bene aspettare circa tre settimane prima di rompere la cella pupale.
Se per qualche ragione la si dovesse rompere prima, si potrà ovviare posizionando il coleottero su del substrato umido e coprendolo a sua volta con un po’ di scottex umido
Quando lo scottex sarà strappato e spostato, sapremo che il coleottero è sveglio e attivo
Una volta attivi, gli animali possono riprodursi e mangiare, e devono essere dunque nutriti.
Morph, linee e selezioni
Questa parte non è relativa alle modalità di allevamento, ma è piuttosto un approfondimento sulla caratteristica più iconica e particolare di questa specie: l’enorme variabilità cromatica.
È una specie che già in natura si manifesta in moltissime colorazioni e questa caratteristica è stata ulteriormente ampliata in cattività, attraverso varie selezioni sono stati isolati fattori e forme davvero uniche.
Le principali caratteristiche da guardare in una MTU sono:
Colore di base:
la colorazione assunta dall’esoscheletro, spesso un mix di più colori.
Il modo migliore per capire quali sono è guardare lo scutello e il ventre dell’animale, che si presenta lucido al contrario del dorso.
Mentre i più comuni sono tonalità di verde, i colori di base possono essere molti, dal marrone rossastro fino al blu e al nero.


Maschio maggiore della linea “Rusty green”, come si può notare da dorso e ventre i colori di base sono rosso e verde
Il White factor:
la presenza e la quantità di strisce o macchie di colore bianco, queste possono essere selezionate in positivo o in negativo, con specie che non presentano alcuna zona bianca ma solamente un colore di base uniforme fino ad arrivare a specie con pattern complessi su pronoto ed Elitre.


La soppressione cromatica:
rappresenta un altro fattore estremamente variabile che determina la visibilità del colore di base.
Un esemplare con elevata soppressione cromatica, infatti, mostra una colorazione marroncino/giallastra/arancione sulle elitre e in alcune zone del pronoto, oltre che sui femori e tibie.
Questa è la colorazione naturale della corazza dello scarabeo, che in questa selezione viene messa in mostra sopprimendo appunto la colorazione di base.
È interessante notare, inoltre, come colorazioni di base differenti portino a sfumature della soppressione cromatica differenti, se il colore di base è verde la soppressione sarà gialla, se il colore di base è blu, la soppressione andrà verso un rosso violaceo.

Si tratta di una selezione con soppressione cromatica estremamente elevata, il suo colore di base è il verde ma è quasi invisibile sulle Elitre e ridotto al minimo sul pronoto, quello che si nota infatti è il colore soppresso diffuso su tutto il corpo.
Da notare come la particolarità di questa linea sia proprio il pronoto molto soppresso, che è la zona in cui normalmente questo fattore si presenta in maniera minore.
Comprendere come questi tratti agiscano può essere la chiave per scegliere quali esemplari accoppiare per ottenere determinate colorazioni,
A mio parere giocare con la genetica è sicuramente la parte più divertente dell’ allevare questi animali, nonché una possibilità davvero rara tra i Coleotteri.

Se volessimo fare quindi un’analisi di questo esemplare, potremmo dire che si tratta di un maschio di MTU con colorazione di base blu, zero soppressione cromatica e un livello medio/alto di White factor.
Questo maschietto, per quanto piccolo, ha rappresentato un vero gioiellino nel mio allevamento oltre che una grande opportunità per selezioni future, si tratta infatti di un esemplare dal morph “Wave of Kanagawa”, linea chiamata come il celebre dipinto giapponese a causa del pattern bianco irregolare sullo sfondo blu che ricorda proprio la schiuma delle onde.
Scheda a cura di Giacomo Minoli
Instagram: the_wild_sanctuary