Report morso S.subspinipes piceoflava

10 Mar , 2026 - Curiosità,Scolopendra spp.

Report morso S.subspinipes piceoflava

NB: Nel seguente articolo ci sono immagini che possono urtare la tua sensibilità, se sei suscettibile non proseguire!

[Piccola premessa tecnica, la foto in copertina non è mia ma non avendo questa specie non potevo fare altrimenti, spero presto di poterla rimpiazzare, buona lettura :)]

In questo articolo affronteremo un tema centrale nella gestione del rischio legato al mantenimento di chilopodi: l’evoluzione della risposta immunitaria dell’organismo in seguito al morso. Questo elaborato analizzerà, seppur superficialmente, gli aspetti clinici e i rischi associati all’inoculazione del veleno.

Il soggetto di riferimento è un uomo di 1,80m di altezza e 72 Kg di peso, in buone condizioni generali di salute. Questi parametri sono rilevanti per la valutazione del rischio, poiché la gravità dell’esposizione non è uniforme e può variare in funzione della costituzione e dello stato di salute. Tra i gruppi più vulnerabili rientrano anziani e bambini, nei quali gli effetti possono risultare più marcati.

Oltre alle caratteristiche fisiche, un fattore determinante è la risposta immunitaria individuale: soggetti con predisposizione allergica possono sviluppare un quadro clinico ben più complesso e, in rari casi, potenzialmente grave. Questo tipo di rischio immunologico, tuttavia, non è specifico dei chilopodi ed è comparabile a qualunque risposta immunologica sproporzionata rispetto all’evento scatenante, banalmente anche una puntura di ape o allergeni alimentari.

L’animale in questione è una Scolopendra subspinipes “Piceoflava” di circa 10 cm. Anche questa informazione è rilevante per stimare il potenziale velenifero: si tratta infatti di una specie che può superare i 20 cm, e un adulto potrebbe inoculare una quantità di veleno significativamente maggiore, con un rischio più elevato di effetti locali e sistemici. Perciò è importante considerare che il morso che vedrete nelle foto è relativo ad un esemplare ancora molto giovane.

Prima di passare ai documenti fotografici facciamo un breve riassunto della composizione del veleno di Scolopendra subspinipes: composto soprattutto da peptidi neurotossici che agiscono sui canali ionici (potassio, sodio, calcio). Queste molecole alterano l’eccitabilità di nervi e muscoli, spiegando sintomi come dolore intenso, crampi e, nei casi più importanti, effetti cardiovascolari o respiratori. Sono presenti anche enzimi come le fosfolipasi, che contribuiscono all’infiammazione locale e al danno tissutale, oltre a proteine in grado di stimolare reazioni immunitarie in soggetti predisposti.

Nelle seguenti foto vedrete gli effetti locali del veleno con il passare delle ore e il decorso dell’infiammazione nelle 24h fino alla guarigione.

Foto 1: Appena avvenuto l’avvelenamento da S. subspinipes piceflava (circa 10 cm), sull’anulare sinistro sono evidenti quattro segni di forcipula. La ferita ha sanguinato a goccia per circa 30 minuti, indicando un sanguinamento persistente in sede locale (emotossicità).

Foto 2: A cinque ore dall’avvelenamento, senza ricovero ospedaliero, l’intera mano sinistra e l’avambraccio risultano aumentati di volume di circa un terzo, compatibile con un’importante reazione locale (citotossicità). Il dolore è intenso, con una marcata sensazione di pressione che peggiora a ogni cambio di posizione.

Foto 3: A 24 ore dall’avvelenamento, la percezione del dolore si è ridotta in modo significativo. La sensazione di pressione è rimasta presente, ma attenuata, e la capacità di movimento è risultata notevolmente recuperata.

È evidente dalle foto che i danni alla mano sinistra del ragazzo non sono affatto trascurabili, anche se fortunatamente non hanno lasciato esiti permanenti. Questo breve articolo serve a valutare i rischi legati alla gestione di questi affascinanti animali che, pur attirando la curiosità di appassionati e allevatori provetti, richiedono esperienza e responsabilità.

Spero che il contenuto sia stato utile o interessante per maturare una maggiore consapevolezza sulla detenzione di queste specie esotiche. Se in futuro avrò occasione di documentare altri morsi, ne parlerò in ulteriori articoli, sperando ovviamente di non doverli vivere in prima persona. Grazie per l’attenzione e alla prossima 😉


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